domenica 3 marzo 2024

The Flash n. 780: The Quick and Dead - parte 3

Il n. 780 di Flash, uscito a maggio 2022, chiude, in un certo qual modo la trama in tre parti conclusasi nel numero precedente e si getta nel pieno di un'altra saga, The War for Earth-3, che questo albo presenta come terzo capitolo. Ai testi c'è sempre il collaudato Jeremy Adams e ai disegni arriva l'ottimo Will Conrad. Linda Park, tutta preoccupata perché non trova più i suoi figli in casa, si getta per strada per cercarli usando la sua velocità. Forse non ne era del tutto consapevole perché ad un certo punto si chiede, vedendo le suole delle sue scarpe fuse, se è così che si sentono i velocisti. Chiama perfino Jay al cellulare.

Poi d'un tratto gli appare il marito con i figli Jay e Irey e Maxine. Wally la presenta come la figlia di un suo amico da poco trasferitosi in città, Animal Man e prima di passare alle dovute spiegazioni la riporta dai suoi. Linda vorrebbe parlare al marito di ciò che le è successo da cui anche lei ora possiede poteri di velocità, ma non trova il tempo e il modo di farlo. Wally è stanco dopo l'avventura a Gemworld e ci sono le novità che derivatene. Jai è di nuovo in possesso di poteri stabili e il padre gli ha conferito il nome di battaglia di Surge. I due stanno per parlare quando arriva una chiamata di emergenza per Wally West.

Il Flash Museum è sotto attacco di Johnny Quick, il Flash di Terra-3, la dimensione in cui tutto è al contrario. Eroi come Superman, Batman, Flash appunto, sono criminali e dove i criminali della Terra ufficiale sono i buoni, tra cui Luthor. Johnny è lì su missione di Amanda Waller per prelevare il Mulino Cosmico, il mitico tapis roulant che permette a chi ci corre sopra di viaggiare nel tempo. Wally West chiede delle spiegazioni, ma Johnny non ha tempo per le discussioni, parla di un futuro in cui tutto finirà e dove lui, Wally, morirà ma Amanda Waller che lo ha mandato lì potrebbe risolvere tutto con il Mulino Cosmico.

Wally cerca di fargli capire che la Waller è una marcia e che si muove sempre per secondi fini ma Johnny non lo ascolta. In quel momento arriva sulla scena anche il Signore degli Specchi (Mirror Master) per dare una mano. Anche lui è informato di ciò che sta succedendo ma Flash non gli crede e cerca di fermarlo. Mentre i due lottano, Johnny Quick ne approfitta per prendere il Mulino Cosmico. Nel frattempo, nel carcere di Iron Heights un agente del governo libera Blacksmith, una metaumana con le tette enormi in bella mostra. In fondo all'albo c'è un messaggio di Mark Waid per la dipartita di Brian Augustyn.

Quasi di certo, come altri fumettisti in questi ultimi tempi, dovuta alla inoculazione di vaccini anticoronavirus in quanto aveva appena 67 anni ed era in buone condizioni. La causa è stata identificata in un coagulo di sangue in una vena della testa, una causa comune di molti decessi legati a questi sieri genici. Nel redazionale DC Nation c'è una intervista a Sean Murphy che spiega i contenuti della nuova miniserie di otto capitoli Batman Beyond the White Knight e di come lui abbia adattato il personaggio di Terry McGinnis al suo interno, essendo un suo fan fin dai tempi del cartone animato. Il n. 1 uscì quel mese.

La condanna di Recchioni e il silenzio della Bonelli

La notizia della condanna per diffamazione di Roberto Recchioni, ex curatore di Dylan Dog, è passata sotto silenzio. Ne ho parlato solo io qui, riportando il resoconto del quotidiano che ha diffuso per primo la news e qualche sparuto utente del forum di Comicus. Eppure in un contesto di normalità un simile evento avrebbe dovuto scatenare un vero uragano di discussioni. Invece, tutto tace, come se tutti, dai siti più noti ai meno noti, avessero timore di affrontare la questione. 

Forse il motivo di questa paura è il fatto di dover ammettere che un certo modo di fare, che si potrebbe oggi definire recchionismo, abbia fallito su tutta la linea, ovvero quel sistema volto a creare polemiche continue, litigi, attacchi, ecc. per creare clamore su un fumetto e dar vita ad una narrazione dominante attaccando chi non concordava. Un simile sistema non poteva funzionare, era palese che sarebbe fallito ma allora come oggi nessuno sui vari siti ha il coraggio di ammetterlo.

Sta di fatto che, chi si occupa oggi della cura editoriale di Dylan Dog (Barbara Baraldi) ha scelto un profilo molto basso. Qualcuno ha fatto notare che così l'indagatore è stato gettato nella indifferenza, però ormai la serie è in declino e il modus operandi di Recchioni gli ha solo dato la scossa finale. Stupisce anche il silenzio della Bonelli, poiché Recchioni si può ritenere il loro primo autore ad essere condannato in sede penale per diffamazione. Un fatto abbastanza grave di per se.

Diranno di certo che la vicenda riguarda soltanto Recchioni sul piano personale, ma non è così poiché la discussione in cui la diffamazione è maturata era collegata ai fumetti Bonelli e riguardava i protagonisti come fumettisti. Alla Bonelli dovrebbe dire qualcosa e non unirsi al codazzo omertoso formatosi dopo che la notizia della condanna di R. Recchioni è divenuta di pubblico dominio, tanto più che il diffamato, Roberto Cardinale, è un loro autore-collaboratore di vecchia data.

Cosa direbbe oggi Sergio Bonelli? Avrebbe cacciato entrambi? Chi lo conosceva sa bene che non amava questo tipo di pubblicità negativa e non avrebbe approvato il modus che Recchioni ha usato sui social come comunicazione nel contesto dei loro fumetti. Anzi, è possibile che Recchioni neppure sarebbe stato nominato curatore di Dylan e forse oggi la serie dell'Indagatore avrebbe qualche lettore in più di chi ha dichiarato sui social di mollare la serie per il nuovo curatore. 

Questa vicenda oggi rappresenta un precedente importante per due motivi: in primis, non si può più attaccare un fumettista o un lettore sostenendo che è un disagiato con problemi mentali. In secundis, di un fumetto dovrebbe parlare la storia e i disegni e non agire come la valvola di sfogo di pulsioni personali o mezzo per attaccare in modo meta-fumettistico qualcuno perché poi ad andarci di mezzo è solo il fumetto e l'editrice. Per la serie di Dylan non è una buona pubblicità.

Dead X-Men (vol. 1) n. 2 - review

I Dead X-Men della Marvel stanno per compiere l'estremo sacrificio per quella che potrebbe essere l'ultima volta. Dead X-Men (vol. 1) n. 2 porta i lettori in ciò che resta di Atlantic Krakoa, ancora sigillato nella distesa in diminuzione della White Hot Room. Mentre il team discute le proprie opzioni, diventa chiaro che le uniche linee d'azione rimaste sono, nella migliore delle ipotesi, missioni suicide e nel peggiore dei casi, missioni suicide. Adesso ognuno di loro sa che il tempo è finito.

Ora non c'è un membro della squadra che non sia disposto a riporre la propria fiducia in qualunque cosa finisca per essere. Dead X-Men è interpretato da un team di eroi tra cui Dazzler, Cannonball, Frenzy, Prodigy e Jubilee, ognuno dei quali ha perso la vita a causa di Orchis al Gala Infernale. Da allora, i loro spiriti hanno trovato un rifugio su Atlantic Krakoa, la catena di isole senzienti prima nota come Transito, nella White Hot Room, per continuare la lotta contro il nemico.

Finora, gli eroi di Dead X-Men si sono concentrati sull’esplorazione di varie altre linee temporali per avere indicazioni su come prevenire la loro realtà attuale. Tutti i loro sforzi si sono concentrati sulla caccia alle versioni di Moira, la cui capacità mutante di ripristinare le linee temporali dopo la sua morte è stata al centro di numerose trame negli ultimi anni, tra cui Fall of X. Mentre i Dead X-Men sono in gran parte relegati nell'aldilà alla ricerca di Moira, altri sono all'opera.

In primo luogo, Charles Xavier e la sua banda di mutanti sopravvissuti sono arrivati ​​al punto di rimuoversi completamente dallo spazio e dal tempo per sfuggire allo sguardo onnipotente del Dominio noto come Enigma, ex Nathaniel Essex. La trama per chiudere l'era krakoana di Hickman quindi si arricchisce di nuovi capitoli ma sembra che si stia allungando troppo il brodo e ormai molti lettori in Usa sono stanchi dato che sanno come finirà. Sarà Bob Harras che prenderà le redini.

Carnage (vol. 4) n. 4 - review

L'agente Anti-Venom potrebbe aver appena rinunciato alla sua ultima possibilità di salvarsi, ed è tutto grazie a Carnage. Dopo aver dato la caccia al serial killer di Carnage (vol. 4) n. 4, Flash Thompson, Agente Anti-Venom, è costretto a usare i suoi poteri curativi per salvare la vita di un'altra delle potenziali vittime del cattivo. Dopo aver rimosso ciò che la affliggeva, però, Flash scopre che la sua salute diminuisce più rapida del previsto. A quanto pare, tutto questo faceva parte del piano di Carnage e in particolare il motivo per cui ha usato un agente potente come il vero e letale Polonio 210 con le sue conseguenze.

Visto per la prima volta nelle pagine di The Amazing Spider-Man n. 569 del 2008 dallo scrittore Dan Slott e dall'artista John Romita Jr., il simbionte Anti-Venom è solo un ramo di Venom creato con i globuli bianchi dell'originale e di Eddie Brock. I due sono stati fusi insieme attraverso i poteri di Forza della Luce del malvagio Mister Negativo. Ciò ha dato origine a un nuovo simbionte, ma ne ha anche creato uno capace di curare altri da varie tossine, veleni e malattie. Sebbene il simbionte originale sia morto, sopravvive grazie a Flash resuscitato con la forza dall'interno del simbionte Hive durante King in Black.

In tal modo, Flash è ritornato come Anti-Venom prima di dedicarsi a sconfiggere gente come Knull, Carnage e qualsiasi altro criminale che incrocia il suo cammino. Il simbionte Carnage ha subito cambiamenti altrettanto scioccanti negli ultimi anni. Il primo e più importante di questi fu la separazione e l'uccisione del suo ospite originale, Cletus Kasady. Dopo la separazione, entrambi intraprendono le rispettive missioni per accumulare più potere e mietere più vittime possibile. Per Cletus, questo significava ritagliarsi un nuovo posto nel mondo, lontano da occhi indiscreti ma anche compiere nuovi massacri.

sabato 2 marzo 2024

Zora chiude per basse vendite: adesso arriva Sukia

Ho da poco finito il pezzo con la rece di Zora n. 5 precisando che, dato il tenore dell'editoriale in seconda di copertina, in base al quale in redazione non sapevano se continuare o meno con la vampira porca dopo il n. 6, forse si poteva scrivere la parola fine alle ambizioni di chi pensava che l'editore avrebbe continuato l'uscita cronologica della serie, che leggendo le risposte dell'editore sulla sua pagina Facebook, viene confermato che, di fatto, Zora si fermerà con il n. 6 in uscita il mese prossimo. Un vero peccato, tutto sommato. Sinceramente.

Il motivo dello stop non viene indicato ma si può intuire che sia legato alle vendite. In altre risposte sulla pagina, la Cosmo aveva avvisato che il destino di Zora era legato al gradimento dei lettori. La scelta di chiudere con il n. 6 forse è anche responsabilità della casa editrice. Se dici che pubblicherai solo sei numeri, non invogli la gente a comprare. Anzi, indurrai molti ad aspettare che escano tutti e sei i numeri per il recupero nell'usato. Quanto avrà venduto Zora? In questo pezzo ho parlato delle vendite (ufficiose) della Cosmo. Facile farsi un'idea.

Si può quindi ipotizzare che Zora abbia venduto meno di 1.000 copie, molto meno. A questo punto, l'editore si sarà trovato davanti ad un bivio: continuare in edicola sperando di risollevare la testata con un altro personaggio od andare in fumetteria in cui le tirature sono più basse? Avranno scelto la prima soluzione. I sei numeri di Zora sono quelli della prima serie uscita tra il settembre e il dicembre 1972. Una seconda serie di 23 albi è uscita tra gennaio e dicembre 1973. Perciò, tanti albi che Cosmo difficilmente avrebbe proposto tutti.

Un'altra di 24 numeri è uscita nel 1974, poi ancora altri 167 numeri tra il 1975 e il 1981 e 68 numeri tra il 1981 e il 1985. Recuperare i numeri nell'usato è difficile poiché si tratta di spendere una media di 4-5 euro a volume se si trova un venditore che vuole monetizzare, ma i prezzi sono più alti. Inoltre, molti albi sono in pessime condizioni. Insomma, anche se costosa, l'edizione Cosmo tutto sommato costava molto meno degli originali. Ora arriva Sukia dal mese di aprile. Anche qui c'è da fare una serie riflessione. Conviene prenderlo oppure no?

Sukia è uscita per 153 numeri tra il 1978 e il 1986 e di certo Cosmo non li proporrà tutti quanti. Sostenere ancora l'editore? La collana Vampirissima che ha ospitato questi albi di Zora in formato pocket in realtà è la testata Cosmo Serie Gialla che esce dal novembre 2012 e dal n. 133 è uscita in formato tascabile con Zora. Eccellenti sono stati anche gli editoriali di Davide Barzi, però 4,90 euro sono davvero tanti per una ristampa peraltro pubblicata su carta molto scadente e una copertina di cartoncino molto sottile. Davvero non ne vale la pena.

Zora n. 5: la cannibale e l'inutile splatter di Barbieri

Il serial di Zora si fa sempre più intrigante benché il livello delle storie sia molto misero, con poca introspezione e una certa tendenza che confluisce nell'inserimento di riferimenti satanici. Zora, che in teoria dovrebbe essere buona, evoca il maligno di continuo come segno di protezione ed a questo punto ci sarebbe da chiedersi se Barbieri non fosse iscritto ad una loggia massonica dedita a riti esoterici. In questa storia poi sono presenti diverse scene splatter con corpi martoriati e scene di cannibalismo. Come abbia fatto questa roba ad uscire nelle edicole del 1972 è un mistero. L'autore era forse protetto da logge?

Nell'editoriale in seconda di copertina, Rivi dice che in redazione non hanno ancora preso una decisione se continuare a pubblicare storie di Zora dopo il n. 6 o fermarsi per ipresentare quelle di Sukia. Il fatto che dopo cinque uscite siano ancora nell'incertezza è sintomatico del fatto che forse le vendite non sono state un granché e che pertanto Zora terminerà con il numero prossimo. Un peccato perché la trama stava diventando accattivante con sensibili miglioramenti di storia in storia. Prenderò anche Sukia? Il mio piano prevede di chiudere con il n. 6 questa collana per prendere Ultimate Spider-Man della Panini. 

Tuttavia, se la Cosmo ci ripensa e continua con Zora, chi lo sa. Intanto, la storia si apre con la protagonista che dopo avere visto Mark Finney andarsene con i Thomson, discende nei sotterranei del castello per cercare Dracula e ucciderlo e così vendicarsi dell'abuso da lui subito, ma non lo trova imbattendosi invece in un gobbo che vede seppellire il corpo nudo di una donna. Lo segue di nascosto sperando di trovare una via di uscita nei meandri di quei sotterranei in cui si è perduta. Il gobbo l'aveva notata e quando esce alla luce del sole la colpisce alle spalle con una pala. Zora si ritrova nuda e incatenata su un tavolo.

Il suo carceriere si chiama Reginald e porta avanti esperimenti in stile Frankestein per tentare di far rivivere sua moglie Jennifer venuta a mancare per una malattia. Nella sua follia è convinto che trapiantare organi di donne nel corpo della moglie la restituirà a lui. Zora capisce così che le donne che il gobbo seppelliva nei sotterranei del castello erano il frutto degli esperimenti di Reginald. Vede quindi il folle che un tempo era un apprezzato chirurgo togliere il cuore ad una donna per impiantarlo nel corpo della moglie poi inondata con una scarica. Dice che un giorno i trapianti saranno di norma ma lui è precursore.

Poi va via avvisando Zora che se la moglie l'indomani non si ridesterà toccherà a lei subire la stessa sorte. Reginald, come se nulla fosse, si reca a cena dalla cugina che è Margie Thomson, ormai invaghitasi di Mark Finney che gli presenta come amico di famiglia. Mark ha capito che la donna vuole diventare la sua amante in quanto non soddisfatta dal marito Joseph, che si dedica soltanto agli affari della sua banca. Mark inoltre si rende conto che per lui, ancora fuggiasco, è pericoloso restare lì e la notte stessa mentre tutti dormono lascia la casa dei Thomson per andare in cerca di Zora di cui ignora l'ubicazione.

Zora, intanto, ancora legata al tavolo vede Jennifer destarsi e nutrirsi del corpo privo di vita della ragazza da cui il marito aveva estratto il cuore. L'esperimento di Reginald è riuscito ma anziché ridare vita alla moglie, ha creato un mostro cannibale dotato di una forza inumana che strappa gli arti come fossero bambole. Zora teme di fare la stessa fine, ma Jennifer la libera e così lei scappa. Il mostro si reca al piano di sopra e compie stragi. Uccide Reginald e il gobbo e si dirige verso la casa dei Thomson, dove uccide prima Margie che riconosce subito in lei la cugina Jennifer e poi suo marito Joseph in una scena atroce.

Jennifer obbliga quindi Joseph ad avere un rapporto sessuale con lei e l'uomo deve concentrarsi per reggere quella tremenda prova a cui è sottoposto immaginando di trovarsi davanti ad una donna vera e viva. Dopo però resta fulminato dall'elettricità ancora presente nel corpo di Jennifer, che a sua volta poi si spegne. E lì finisce la vicenda dei Thomson e di Reginald. Intanto, Zora sta cercando di raggiungere la città nel bosco quando viene soccorsa dal duca Horace Franciscus, un uomo che vive solo e che subito fa capire a Zora che gli piacerebbe che lei diventasse sua amante. Zora accetta praticamente subito.

La facilità con cui Barbieri cambia scenario è davvero sorprendente ma al tempo stesso fa in modo che tutto ciò non risulti banale. Zora si concede ad Horace e le piace benché poi si dolga del fatto di avere tradito Mark con il cuore. Dopo il rapporto, Zora nota un quadro che raffigura un sabba di streghe. Horace le rivela di essere un satanista iscritto ad una setta e promette di condurla dalla strega a capo della stessa, una donna di nome Eleonor. Appena quest'ultima vede Zora, percepisce in lei una aura malefica e così stabilisce che parteciperà al prossimo sabba. Nell'editoriale Barzi parla ancora di Goldrake.